a non più di tre lanci di pietra
819
page-template-default,page,page-id-819,bridge-core-1.0.5,qode-quick-links-1.0,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,qode-title-hidden,qode_grid_1300,qode-content-sidebar-responsive,qode-theme-ver-19,qode-theme-bridge,disabled_footer_bottom,qode_header_in_grid,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.2,vc_responsive

A non più di tre lanci di pietra

Siamo stati selezionati per la residenza d’artista falia-air 2019 , e durante il mese di luglio abbiamo trascorso tre settimane nel comune di Lozio  con l’obiettivo di lasciare un’opera in loco. La Valcamonica è una terra straordinaria che ci ha ispirato moltissimo e permesso di creare un corpo di lavoro unico e vasto , vorremmo che le fotografie, i frottages ed il materiale d’archivio che abbiamo preparato prendesse la forma di un’ opera-libro .

La residenza d’artista coprirebbe solo una piccola parte dei costi e questo crowdfunding serve per sostenere i costi di stampa del libro-opera da lasciare al comune di Lozio. Abbiamo fissato delle quote di 25 euro per contribuire alla realizzazione di questo progetto, a ogni donazione corrisponderà una copia del libro-opera a non più di tre lanci di pietra.

Il libro verrà prodotto in una tiratura di 50 copie, di cui solo 40 disponibili tramite crowdfunding, e NON sarà messo in vendita, infatti donare ora è l’unico modo per averne una copia di questa prima edizione.

L’opera propone una riflessione sulle anime dei luoghi del Lozio, in essa materiale visuale d’archivio e una piccola raccolta di testi trovano spazio accanto a fotografie e frottage. Un’alternanza che ricorda l’incedere lento a piedi che assume la forma di un libro, che è concretizzazione estetica dell’esperienza nella valle di Lozio.

Il libro si compone di circa 200 pagine di fotografie a colori e in bianco e nero, di frottages, di fotografie d’archivio inedite dal fondo Magnolini e da un apparato testuale in postfazione. Sarà stampato su carta tatami, in brossura cucita a filo refe.

concept

 

Abbiamo inteso il paesaggio come il risultato di una condensazione, un palinsesto, in cui tutte le accidentalità occorse in millenni cominciano a significare; la cui immagine è la conseguenza di un continuo cumularsi di azioni, modificazioni e cancellazioni che generano strati sottili e alle volte lacunosi altre volte illeggibili. Palinsesto di segni che non riguardano solo le macrotrasformazioni dell’ambiente, ma anche le immagini che danno forma alle esperienze del sentire individuale e collettivo.

Ecco che il paesaggio è un campo privilegiato dell’immaginazione, luogo dove prende corpo il mondo nella sua doppia manifestazione di ambiente segnato dall’occorrere della storia e luogo di relazione, percezione e sentimento.

La storia accade come memoria, ricordare è un’azione creatrice, inscindibile dall’immersione nel presente. Inserendo alcune fotografie del fondo Simone Magnolini, studiandone la figura e raccogliendo una testimonianza microstorica dalla figlia Amelia, abbiamo voluto operare il tentativo di legare il presente quotidiano della valle ad alcuni elementi figurativi della sua memoria collettiva . Selezionando attentamente poche immagini che potessero evocare la dimensione quotidiana e ordinaria dell’abitare la valle.

Abbiamo deciso di incontrare la valle di Lozio camminando . Intendendo il percorso sia come esperienza che azione di trasformazione fisica e simbolica dello spazio attraversato. Registrando ogni passo compiuto durante il periodo di residenza, mappando le connessioni quotidiane del nostro vivere lì, per avere  una memoria il più esatta possibile delle erranze condotte in questi luoghi, intese come atti fondamentali e necessari per la percezione/costruzione dell’immagine del paesaggio. L’opera suggerisce col suo insieme di figure, di ripetizioni, ritorni a spirale e forme positive, la presenza di un negativo, qualcosa che si estende oltre la stessa forma delle cose rappresentate ed evoca la percezione nel suo genuino statuto, di condizione effimera  parziale, e allo stesso tempo fondamentale per ogni tipo di conoscenza.

Daniele e Serena